Musicoterapia

Musicoterapia – Basi teoriche riguardanti l’intervento musicoterapico.

MusicoterapiaIl metodo di riferimento, usato nelle sedute di musicoterapia proposte, è il metodo Benenzon. Il metodo mette in rilievo l’importanza dell’interazione tra la terapia musicale e altre forme terapeutiche di recupero e riabilitazione. Nel metodo viene data importanza ad un particolare “tempo biologico” che caratterizza il modo di rispondere alle percezioni dell’ambiente esterno. Oltre a questo si osserva la retroazione globale e/o fuga dalle fonti di stimolazione, la ricerca e l’utilizzo di luoghi di protezione come letti, sedie etc. si evidenzia, inoltre, l’esistenza di condotte ritualistiche o stereotipate che nel metodo vengono lette da un punto di vista relazionale; vi è, infine, la presenza di una precisa territorialità.

La teoria considera il concetto di multi-sensorialità tipica dell’embrione prima e del feto poi; non si fa riferimento, quindi, solo all’udito o alla vista per relazionarsi al soggetto; del suono viene considerata ogni proprietà e viene esperito con tutta la fisicità. La metodologia musicoterapica, secondo il modello Benenzon, consiste nel considerare la terapia musicale come un processo relazionale, come una sorta di “involucro” che circonda il soggetto favorendo lo sviluppo ed il mantenimento della relazione tra la “coppia terapeutica” e il soggetto autistico. Il termine “coppia terapeutica” indica che il terapeuta deve coinvolgere, durante la terapia, tutto il suo corpo; spesso tale relazione porta a forti stati di regressione rendendo necessario il lavoro simultaneo di due terapeuti.

Per quanto riguarda le sonorità da usare durante l’incontro il metodo suggerisce di partire dai fenomeni sonori tipici della vita fetale per aprire i canali di comunicazione; tale concetto risulta essere in pieno accordo con la teoria di Trevarthen secondo cui l’apprendimento intrauterino delle caratteristiche di vocalizzazione e di altri movimenti che segnalano emozioni possono dare luogo a preferenze per forme dinamiche di comunicazione (ad esempio quelle per particolari canzoni). Tale sottile abilità di ricezione dell’espressività umana affonda le proprie radici in strutture cerebrali dedicate alle emozioni e ai loro mutamenti.

Nello spazio in cui avviene la seduta si trovano: gli strumenti corporei – sonoro – musicali, la regressione, il transfert, il controtransfert, l’ISO (lo studio e l’analisi dell’ISO o identità sonora che ogni individuo percepisce come sensazione globale e che si presenta come forma sonora di un vissuto di rapporti affettivi e di processi cognitivi legati alla propria struttura culturale). I soggetti tendono ad usare gli strumenti e a considerarli un oggetto intermediario che permette l’instaurarsi di un processo comunicativo; oppure come oggetto incitato nel momento in cui lo strumento non viene utilizzato per una determinata sonorità ma accarezzato, manipolato, colpito come fosse parte del proprio corpo.

Secondo il metodo il terapeuta lavora su una forma di memoria non verbale, che si conserva nel tempo senza perdere i dettagli, differentemente dalla memoria verbale o dai fatti raccontati a parole. Una delle caratteristiche del contesto non verbale è la ripetizione di una stessa melodia o ritmo o particolare sonorità. Se si presta attenzione ai ritmi biologici umani ci rendiamo conto di come siano ripetitivi e costanti, quando li riconosciamo siamo gratificati, così anche nella relazione terapeutica è utile conservare un sistema definito, ripetitivo, stabile, al quale alternare dei momenti di variazione.

La componente ritmico – temporale nella musica ha un ruolo importante nel determinare alcune risposte fisiologiche e psichiche e nel provvedere ad una prima forma di ordinamento. La funzione più complessa d’ordinamento esercitata dalla musica si ha nel momento in cui le emozioni più profonde possono essere portate in superficie, possono essere condotte alla coscienza, trasformandole in quella struttura di suoni che viene definita musica. In questo senso, attraverso la musica, può realizzarsi una forma di comunicazione simbolica delle emozioni, che risulta essere una sorta di preludio alle rievocazioni dei vissuti emotivi e alla loro definizione tramite le parole o attraverso frasi musicali.

Dott.ssa Caterina Grillo

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